Tromboembilia

Lavoro sedentario e malattie cardiovascolari al tempo dello smart working.

Se si va dal Cardiologo, la prima cosa che ci chiede è che lavoro facciamo. Ciò non solo serve a farci dire “di perdere peso” ma anche per una anamnesi sanitaria al fine di valutare il rischio cardiovascolare.

I fattori di rischio cardiovascolare classici si dividono in fattori non modificabili (età, sesso, familiarità per cardiopatia ischemica) e modificabili (ipertensione, diabete, tabagismo, obesità).  La valutazione del profilo di rischio del paziente ha il fine di determinare quanto un paziente vada incontro ad un evento cardiovascolare. 

Tra questi il più importante è l’infarto miocardico. Altri eventi cardiovascolari sono costituiti dall’ictus e dal TIA (attacco ischemico transitorio), dalla trombosi venosa profonda e dall’embolia polmonare. 

L’embolia polmonare, consiste nell’ostruzione di un vaso sanguigno che conduce il sangue dal cuore ai polmoni, per ossigenarlo. Essa può essere causata da un trombo (causata da un coagulo di sangue che prende il nome di tromboembolia polmonare), da una bolla d’aria (embolia gassosa), da sostanze grasse (embolia grassosa) e da liquido amniotico, ed è associata principalmente ad una TVP ovvero Trombosi Venosa Profonda la quale si sviluppa solitamente nei vasi sanguigni degli arti inferiori.

Il prolungato immobilismo favorisce la stasi ematica non solo per effetto della forza di gravità ma per mancanza della “pompa muscolare” che si sviluppa con il movimento degli arti inferiori: la contrazione della muscolatura e il peso corporeo alternato sulle piante dei piedi favoriscono il ritorno di sangue al cuore

Tromboembolia

Altro fattore di rischio cardiovascolare, molto importante è il peso corporeo eccessivo. Il grasso si accumula a ridosso delle strutture venose e arteriose rallentando il flusso ematico nel comparto venoso quando questo viene compresso. Le lesioni che comportino immobilizzazione (ingessamento o utilizzo di bende compressive) può favorire fenomeni tromboembolici.

I sintomi dell’embolia polmonare sono spesso molto simili a quelli dell’infarto cardiaco. In particolare i sintomi più comuni sono: dispnea (difficoltà respiratoria), dolore toracico acuto, tosse continua in alcuni casi con presenza di sangue, battito cardiaco irregolare o tachicardico non commisurato ad alcuno sforzo, pressione sanguigna elevata o bassa, vertigini e svenimento, sudorazione profusa e algida. 

 

Il controllo del peso corporeo, ovvero la riduzione di alimenti ricchi di zuccheri (dolci, cioccolati al latte, merendine, bibite gassate) e un’attività fisica periodica da effettuarsi almeno tre volte la settimana, consistente in una camminata veloce di 30/60 minuti, sono accorgimenti utili a prevenire l’embolia polmonare. In caso di lavori particolarmente sedentari può essere utile interrompere la routine lavorativa eseguendo esercizi fisici che implichino il movimento degli arti. Alzarsi in piedi se seduti e mettersi in movimento almeno ogni ora.

Trombo

In secondo luogo, è importante accertare casi tra familiari. In caso di anamnesi positiva per fenomeni trombotici o tromboembolici è utile una consulenza presso i centri di emofilia e trombosi, specie in chi assume, tra i soggetti di sesso femminile, estroprogestinici. 

Dr. Enrico Mura

Si ringrazia per la collaborazione al presente articolo il Dr. Enrico Mura Cardiologo Interventista presso l’ospedale S.S.Annunziata di Sassari.

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